Assistenza e consulenza, ecco il futuro dei Caf

Giornata seminariale a Roma sui possibili cambiamenti delle attività e del ruolo dei Centri di assistenza fiscale. Le opinioni di Paolo Savini (Agenzia delle Entrate), Valeriano Canepari (Caf Cgn), Massimo Bagnoli e Mauro Soldini (Consulta nazionale Caf)

La dichiarazione precompilata, e l’arrivo dell’Isee precompilato il prossimo anno, non sminuiscono il ruolo dei Caf. Tutt’altro. I Centri diverranno sempre più figure di alto profilo nel campo dell’assistenza e della consulenza, potendo inoltre mettere in gioco quell’elemento umano, quella mediazione personale, che nessuna tecnologia potrà mai sostituire. Questo hanno ripetuto, nelle diverse declinazioni, gli ospiti della prima sezione della giornata seminariale organizzata dal Consorzio nazionale dei Caaf Cgil, che si è tenuta martedì 21 novembre a Roma presso il Centro Congressi Cavour. La discussione, ben stimolata dal giornalista di RadioArticolo1 Giorgio Sbordoni, è stata ricca e vivace, oltre che molto partecipata dal numeroso pubblico, che è intervenuto più volte con domande agli ospiti.

“La dichiarazione precompilata ha dato ottimi risultati” ha esordito Paolo Savini, responsabile della Direzione centrale gestione tributi dell’Agenzia delle Entrate, rimarcando che ha “reso disponibili ai cittadini dati ed elementi molto tempo prima dell’eventuale accertamento, ad esempio sapere in anticipo un errore sul contratto di locazione. Oppure ha consentito ai contribuenti di avvalersi di detrazioni che non conoscevano, come capita sovente per gli oneri relativi alla previdenza delle colf. Questo stimola i comportamenti virtuosi del cittadino, soprattutto permette ai Caf di esercitare al meglio la funzione di consulenza”.

Una funzione che per Savini è particolarmente necessaria in questa fase storica di cambiamento. Il dirigente dell’Agenzia delle Entrate, infatti, ha auspicato un robusto intervento “di semplificazione fiscale”, ad esempio sul versante delle detrazioni o sulla tassazione degli immobili, ricordando che l’obiettivo dell’Agenzia è arrivare in tempi relativamente brevi alla “dematerializzazione dei modelli”. Ed è “proprio in questa fase storica di cambiamento che il valore di assistenza e consulenza assicurato dai Caf è assolutamente centrale”.

Il cambiamento, insomma, sembra giocare a favore dei Caf. “Dalla crescita delle dichiarazioni precompilate i Centri di assistenza fiscale ne escono rafforzati, non solo nei numeri ma anche nel ruolo” ha affermato Massimo Bagnoli, coordinatore nazionale della Consulta dei Caf e amministratore unico dei Caf Cia: “Noi stiamo facendo una politica della qualità, stiamo innalzando l’asticella, anche se questo ha costi significativi in termini di investimenti”. Ma il vero elemento distintivo dei Caf è il rapporto diretto con il contribuente: “L’intermediazione non si supererà mai, i nostri operatori hanno una conoscenza della struttura del tributo che è frutto di esperienza e competenza. Il cittadino ci sceglie proprio perché al centro di tutto mettiamo la persona”. L’assistenza e la consulenza, dunque, sono sicuramente “la nuova frontiera dei Caf: in questo dobbiamo continuare a essere innovatori, nel processo e nel ruolo, mettendo assieme l’intelligenza artificiale con quella umana”.

Temi su cui si è espresso anche Valeriano Canepari, amministratore delegato del Caf Cgn (il Centro di assistenza fiscale dei professionisti), evidenziando come “la dematerializzazione dei modelli è nell’ordine delle cose, dato che la tecnologia sta imponendo cambiamenti molto veloci”. Anche per Canepari la centralità dei Caf sta “nel rapporto che instauriamo con il contribuente, con l’affidabilità che garantiamo sia ai cittadini sia agli enti con cui ci interfacciamo”. Ma questo non deve “accontentare” gli operatori dei Centri: “Oggi il nostro ruolo è soprattutto notarile, siamo chiamati a occuparci di un adempimento. Ma occorre essere più propositivi: dobbiamo affiancare il contribuente nelle sue scelte e massimizzare la sua convenienza fiscale, diventare il suo vero e unico interlocutore”.

Per i Centri di assistenza fiscale, quindi, si aprono nuove altre prospettive. Paolo Savini immagina un ruolo attivo dei Caf “non solo sul modello dichiarativo, ma anche su nuovi territori come le lettere di compliance o la rottamazione delle cartelle esattoriali”. E non solo. Per il responsabile della Direzione centrale gestione tributi dell’Agenzia delle Entrate “ci sono servizi che l’amministrazione potrebbe chiedere ai Caf, ad esempio sul patrimonio immobiliare, sulle banche dati del catasto fabbricati e del catasto terreni, o perfino sul rilascio di alcuni certificati in vece dell’Agenzia”.

Una “sfida” che i Caf condividono e rilanciano a propria volta. “I Centri – spiega Mauro Soldini, coordinatore nazionale della Consulta dei Caf e presidente del Consorzio nazionale dei Caaf Cgil - gestiscono molti dati catastali a livello nazionale, quindi è possibile immaginare la fornitura di servizi riguardanti il patrimonio immobiliare, ad esempio sulla determinazione delle imposte statali e locali. Parimenti i Caf possono occuparsi delle lettere di compliance”. Ma servirà da parte delle istituzioni “una maggiore attenzione ai Centri: non siamo le ‘salmerie dell’esercito’, ma un elemento essenziale del sistema. L’amministrazione finanziaria, dunque, dovrà quindi indicare chiaramente i Caf come i soggetti che possono e debbono supportare i cittadini”. Per Soldini, inoltre, bisognerà anche “affrontare il tema del pagamento di questi servizi, perché sono costi che rischiano di ricadere interamente sui cittadini”.

Soldini si è poi soffermato sulle esigenze economiche che riguardano i Caf. “I Centri sono società di capitali, devono ovviamente avere un equilibrio finanziario. E non si può nascondere che, da questo punto di vista, il nostro sistema stia sanguinando” ha spiegato. Il coordinatore nazionale della Consulta e presidente del Consorzio nazionale dei Caaf Cgil ha infine evidenziato “la progressiva riduzione dei compensi, operata in particolare con l’inspiegabile taglio contenuto nella legge di stabilità 2016”, sottolineando come “ogni piccolo spostamento finanziario comporti per noi problemi considerevoli”.

Una forte richiesta arrivata dai rappresentanti dei Caf presenti alla giornata seminariale è stata quella di spostare il termine di presentazione del modello 730 dall’attuale scadenza al 30 settembre. “Lo spostamento – ha spiegato Massimo Bagnoli – consentirebbe ai Centri di poter lavorare sui dati forniti dalle dichiarazioni precompilate, quindi in stretta simbiosi con l’Agenzia delle Entrate, in modo da ridurre gli eventuali errori, oltre che le dispersioni di tempo e di costi”. Lo spostamento, hanno aggiunto i rappresentanti dei Caf, non dovrebbe arrecare alcun costo aggiuntivo all’amministrazione fiscale, trattandosi perlopiù di dichiarazioni prevalentemente a credito.

Rimandare al 30 settembre avrebbe, come già accennato, anche una positiva ricaduta sui costi. “La dilatazione dei tempi permetterebbe ai Centri una razionalizzazione delle assunzioni a tempo determinato che siamo costretti a operare per rispondere al picco di stagionalità” ha detto Valeriano Canepari. “Ci sarebbero meno problemi – ha concluso – sul reperimento e la formazione del personale. Sulle dichiarazioni, dunque, potremmo utilizzare direttamente i nostri operatori, che stabilmente si occupano di assistenza fiscale, assicurando così maggiore competenza e maggiore qualità”.